
Tra i reati più conosciuti ed importanti presenti all’interno del nostro Codice penale rientra sicuramente il reato di omicidio, puntualmente definito dall’art. 575 del c.p.
In realtà nel Codice penale esistono diverse forme di omicidio, quello doloso, disciplinato dall’art. 575 c.p., quello preterintenzionale, ex art. 584 c.p. e l’omicidio c.d. colposo disciplinato dall’art. 589 c.p.
Solo dal punto di vista dell’evento i reati sopra citati sono eguali, infatti, in tutti e tre i casi ci sarà un soggetto che perde la vita a causa dell’altrui condotta.
Tuttavia, si tratta di tre fattispecie molto diverse tra di esse.
In estrema sintesi, si parla di omicidio doloso quando un soggetto vuole cagionare la morte altrui, pertanto, si parla di reato secondo volontà.
Viceversa, l’omicidio preterintenzionale si ha quando un soggetto vuole percuotere un soggetto ma ne cagiona la morte (si pensi a chi vuole dare uno schiaffo ad una persona e quest’ultima, ritraendo il capo, sbatte contro un corpo contundente e muore dissanguato).
Si tratta di un reato oltre intenzione, infatti, chi cagiona la morte altrui non vuole farlo vuole solo percuoterlo.
Infine, esiste il c.d. omicidio colposo che si ha quando un soggetto cagiona la morte altrui per negligenza, imprudenza o imperizia, quindi, contro volontà (poiché di fatto il soggetto agente non vuole uccidere qualcuno).
Qual è la definizione legale di omicidio colposo?
Come anticipato, il reato di omicidio colposo è espressamente disciplinato dall’art. 589 del c.p. il quale dispone che chiunque cagiona per colpa, ai sensi dell’art. 43 c.p., la morte di un soggetto è punito con la reclusione da sei mesi fino a cinque anni.
Dalla lettura della norma è agevole capire che il reato in questione è caratterizzato dalla non volizione dell’evento morte.
Ciò significa, in poche parole, che chi ha ucciso una persona in modo colposo, non l’ha fatto perché effettivamente lo volesse.
Pertanto, ciò che caratterizza l’omicidio colposo è la condotta negligente, inesperta o imprudente o inosservante di leggi e dei regolamenti.
La condotta dell’omicidio colposo consiste nel comportamento di chi non rispetta le comuni regole di cautela (o particolari regole imposte dalla legge o dai regolamenti).
Si parla di negligenza, ad esempio, quando un soggetto non presta le dovute attenzioni in ciò che sta facendo (si pensi ad esempio a chi, perso nei propri pensieri, imbocca l’autostrada contromano e provoca un sinistro stradale che cagiona la morte di una persona); si ha imprudenza, invece, quando un soggetto non usa la dovuta accortezza o prudenza (si pensi ad esempio a chi si mette alla guida di un mezzo di trasporto che sa di non saper guidare bene); infine, si ha imperizia quando un soggetto non rispetta le dovute regole tecniche (si pensi ad esempio a chi, mentre è alla guida del proprio veicolo, svolta senza azionare l’indicazione di direzione e causa un sinistro stradale).
L’omicidio stradale è considerato un reato?
L’omicidio stradale è una fattispecie delittuosa autonoma rispetto al reato di omicidio colposo sopra esaminato.
A stabilirlo è stata proprio la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza emessa dalla sez. IV Pen. Del 14 giugno 2017 n. 29721.
Tale figura è stata introdotta all’interno del nostro tessuto ordinamentale con la legge n. 41 del 2016 ed è finalizzata ad inasprire le sanzioni nei confronti di chi cagionino la morte altrui a causa della violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale.
Il reato in esame è disciplinato dall’art. 589 bis del c.p. il quale, oltre alla condotta classica, prevede anche ipotesi aggravate nel caso in cui la condotta di guida che abbia cagionato la morte altrui, sia stata posta in essere sotto l’abuso di sostanze alcoliche o psicotrope o attraverso una guida sconsiderata e pericolosa.
Fatte le debite premesse, occorre ora analizzare le varie fattispecie di omicidio stradale presenti nel nostro ordinamento giuridico.
L’art. 589 bis comma uno prevede una ipotesi base di omicidio stradale la quale viene punita da due a sette anni e si ha quando l’evento morte derivante da “chiunque” violi le norme sulla disciplina della circolazione stradale contenute nel Codice della strada e dalle disposizioni complementari allo stesso.
La seconda ipotesi, invece, è prevista dal quarto comma della norma citata e punisce chiunque si ponga alla guida di un veicolo a motore con tasso alcolemico che va dallo 0.81 fino al 1.5. grammi per litro di sangue ai sensi dell’art. 186 comma 2 lettera B del Codice della strada e cagioni la morte di una persona.
Si tratta, in poche parole, di omicidio stradale aggravato dallo stato di ebbrezza c.d. intermedia alla guida di veicoli diversi da quelli indicati dal comma 3 del medesimo articolo.
Quali sono le pene associate all’omicidio colposo?
Come anticipato, per quanto concerne il reato di omicidio colposo il legislatore ha previsto, all’art. 589 c.p. la pena detentiva da sei mesi fino a cinque anni.
Al secondo comma, invece, prevede un inasprimento della pena ove il fatto sia commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.
In tal caso, infatti, è prevista una pena detentiva da tre anni fino a dieci.
In caso di esercizio abusivo della professione, invece, la pena oscilla dai tre anni fino ai dieci.
Infine, con riferimento al reato di omicidio stradale, invece, è prevista la pena aggravata (detentiva) dai tre anni fino ai dieci.
In caso di morte di più persone si applicano le norme in materia di concorso formale di reati ovvero, viene inflitta la pena più grave delle varie violazioni poste in essere aumentata fino al triplo.
In quest’ultimo caso, però, la pena detentiva non potrà comunque essere superiore ad anni quindici.
Quali sono le difese disponibili per chi è accusato di omicidio colposo?
Il reato di omicidio colposo è procedibile d’ufficio su impulso del Pubblico Ministero che esercita l’azione penale.
Ciò significa, in poche parole, che non occorre un’azione da parte dei familiari della vittima.
Giunti a questo punto potrebbe sorgere spontanea una domanda: quali sono le difese disponibili per colui che viene accusato di aver commesso un omicidio colposo? Ebbene, dare una risposta secca ed universale non è possibile.
Ad ogni modo, il metodo più “sicuro” per poter dimostrare la propria innocenza è dimostrare di aver osservato la normale diligenza (o comunque la diligenza necessaria) o di non essere stati imprudenti o di non aver avuto imperizia.
Ancora, si potrebbe anche provare che, anche in caso di adempimento e di osservanza della diligenza, il fatto (ovvero la morte) si sarebbe comunque realizzato.
Ovviamente non si tratta di prove semplici, infatti, in questi casi è fondamentale avere al proprio fianco avvocati penali specializzati in codice della strada.
Come fa il pubblico ministero a dimostrare che un imputato ha commesso un omicidio colposo?
Ovviamente anche il Pubblico Ministero è tenuto a dimostrare che il sinistro stradale sia avvenuto per colpa dell’autista.
In estrema sintesi, la colpa di chi ha causato l’evento morte dovrà essere provata ogni oltre ragionevole dubbio, in caso contrario, non sarà possibile condannare l’imputato.
Ma come fa il Pubblico Ministero a provare la colpevolezza del sinistro? Anche in questo caso non esistono risposte universali, ciò perché tutto dipende dalle caratteristiche del singolo caso concreto.
Tuttavia, in genere, per poter dimostrare la colpa del sinistro è possibile fare riferimento alla velocità a cui viaggiava il veicolo, lo stato di alterazione psicofisico di chi guidava il veicolo.
Molto spesso vengono utilizzate, proprio per provare la colpa del sinistro, le telecamere eventualmente presenti sul tratto di strada dove si è verificato l’evento in modo di avere una prova chiara ed inequivocabile di come si sono svolti i fatti.
Quali sono alcuni scenari comuni che portano a un’accusa di omicidio stradale?
Per poter parlare di omicidio stradale è necessario che si verifichi l’evento morte, in caso contrario, non è possibile discorrere di omicidio in generale, ne tantomeno di omicidio stradale.
In genere gli scenari più comuni che portano a formulare, da parte del Pubblico Ministero, un’accusa di omicidio stradale, è lo stato di alterazione psicofisica di chi guidava (si pensi a chi ha assunto sostanze stupefacenti e ha deciso di mettersi alla guida), oppure alla folle velocità del veicolo che ha causato il sinistro.
Si pensi, ad esempio, a chi circola a folle velocità all’interno del centro abitato solo perché si reputa un asso del volante e provoca un sinistro stradale che toglie la vita ad un malcapitato.
Ancora, spessissimo causa omicidi stradali anche la mancata osservanza della segnaletica stradale, si pensi a chi imbocca l’autostrada contromano o a chi sorpassa in una curva ignorando apertamente il segnale di divieto di sorpasso.
Esistono fattori attenuanti che possono essere utilizzati nei casi di omicidio stradale?
Così come esistono le aggravanti applicabili al reato di omicidio stradale, esistono anche le c.d. attenuanti.
In particolare, quando il decesso della vittima del sinistro stradale non sia di esclusiva conseguenza dell’azione del colpevole (ovvero di colui il quale ha causato il sinistro) la pena è diminuita fino alla metà.
Pertanto, tale attenuante può trovare applicazione solo nel caso in cui l’evento morte non sia stato causato solamente dal sinistro stradale, si pensi ad esempio a chi si è messo alla guida dopo aver consumato sostanze stupefacenti e fa un sinistro con chi sta accompagnando in ospedale una persona in fin di vita e quest’ultima muore dopo il sinistro.
Per mera completezza, esistono, come accennato, anche delle aggravanti ovvero:
- Il conducente procede su strade urbane a una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita.
- Il conducente attraversa il semaforo rosso.
- Il conducente effettua un’inversione in prossimità o corrispondenza di intersezioni, curve o dossi.
- Il conducente sorpassa un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua.
- Il conducente circola contromano.
- Il conducente procede su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella consentita.
L’importanza di avere al proprio fianco un legale
Se sei coinvolto in un sinistro stradale è fondamentale che ti rivolga ad un avvocato penalista in modo da avere un professionista al tuo fianco già dalle fasi iniziali del procedimento, cosa tutt’altro che banale.
Rivolgendoti ad un avvocato, infatti, potrai concordare fin da subito la miglior strategia processuale possibile ed evitare così spiacevoli sorprese.
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